FMA creative interpreti del Sistema preventivo

Nel corso della storia, le Figlie di Maria Ausiliatrice hanno considerato il Sistema preventivo di don Bosco come fonte di ispirazione nell’educare le giovani perché potessero rendersi protagoniste attive e responsabili della loro crescita integrale e di quella delle persone loro affidate. Per decenni la loro proposta educativa si è innervata più nel vissuto, nelle storie di vita, che negli scritti e nelle riflessioni.

I profili di alcune FMA creative interpreti del Sistema preventivo di differenti periodi e contesti geografici sono l’approccio alla microstoria, legata all’incisività di figure nel territorio, a volte innovative in diversi tipi di opere, non sempre coincidente con quello della provenienza, come nel caso di molte missionarie.

Ciascuna esprime un volto concreto che ha lasciato traccia nell’Istituto, nella Chiesa locale, nella società.

Ovviamente solo collocando queste poche tessere nell’intero mosaico, con le sue luci e ombre, si coglie la vita nella sua complessità.

Africa

Blandine Roche, Tunisia (1906-1999)
francese  

A cura di Maria Rohrer

Cresce in un vuoto europeo-cristiano che praticamente ignorava la popolazione locale. A La Manouba, periferia ovest di Tunisi, divenuta missionaria nel proprio paese, accoglie i bambini musulmani inizialmente come educatrice, mossa dal carisma salesiano. A poco a poco opera una conversione personale profonda che la porta ad amare questi giovani. Un segno visibile è dato dal fatto che nel suo vocabolario sostituisce la designazione “arabo” con “piccoli tunisini”, prima della ventata ecumenica del Concilio Vaticano II.

Jeanne Vincent, Gabon (1915-1997)   
francese 

A cura di Marie-Marthe Ekengbi Ndong

Francese, nel 1972 parte per l’Africa: destinazione Port Gentil, in Gabon. Nel quartiere dove vive la comunità delle suore, è una novità la Scuola dell’Infanzia diretta da suor Jeanne. Lei vi si dedica a tempo pieno, assicurando soprattutto la formazione pedagogico-didattica delle educatrici e insegnando ai bambini il francese, oltre alle lingue locali con cui solitamente comunicavano. I piccoli erano la sua calamita: oltre la scuola, l’oratorio, la catechesi … alla domenica, prima della messa parrocchiale, si faceva trovare e con loro camminava per le stade del quartiere. Ha sempre avuto una particolare sensibilità per i bambini in difficoltà, soprattutto per chi aveva disabilità fisiche. Per comunicare con i bambini ciechi ha imparato il Braille e, con le loro famiglie, organizzava attività perché apprendessero la “normalità” della vita quotidiana.

Maria Gertrudes da Rocha, Mozambico (1933-2017)   
portoghese 

A cura di Inacia Chaquisse

Portoghese, giunge missionaria in Mozambico nel 1964, pochi anni prima che si instauri la nazionalizzazione delle scuole, cui segue la guerra civile e l’avanzata del marxismo. Lascia una traccia della sua intraprendenza nell’oratorio, nella catechesi dove ha accompagnato gruppi di adolescenti e giovani; ha aperto laboratori e scuole professionali per la promozione e l'educazione integrale delle donne nella maglieria, cucina e cucito. Nel Centro di Accoglienza “D. Bosco” di Maputo Infulene come educatrice dei ragazzi della strada che erano interni ha dato tutta se stessa, testimoniando amore al lavoro e competenza nella catechesi, valori che ha trasmesso ai giovani che educava alla coltivazione dei campi e all’allevamento degli animali.

America

Rosa Gutiérrez, Cile/Argentina (1861-1943)
spagnolo

A cura di Ana María Fernandez

Tra le prime FMA argentine, nel 1895 arriva a Rio Grande, nella Terra del Fuoco. Per nove anni si dedica a tempo pieno alle bambine dell’etnia onas, affidate alle sue cure: giorno e notte, studia e gioca con loro. In quegli anni, riesce a comporre un piccolo vocabolario di una sessantina di pagine, dove raccoglie le parole del linguaggio parlato delle donne ona, che differisce da quello degli uomini. Questo testo, di interesse per lo studio - in unica copia - attualmente si trova nell'archivio missionario di Torino Valsalice. Dopo aver lasciato le Terre Magellaniche, per molti anni fu maestra nella scuola primaria. Sapeva farsi amare e temere dalle alunne che erano sempre molto numerose.

Onorina Lanfranco, Colombia (1872-1948)
spagnolo

A cura di Monica Tausa

Italiana, preparata in pedagogia, parte missionaria per la Colombia, esercitando una notevole influenza sull’impronta educativa e di formazione degli insegnanti che l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice assunse nel Paese. A lei si deve il riconoscimento legale del primo corso magistrale gestito dalle suore. A partire dal Sistema preventivo, riesce a far dialogare la tradizione pedagogica cattolica con i postulati pedagogici moderni, molti dei quali censurati dalla Chiesa, e lo fa senza abbandonare la sua identità religiosa. A lei si deve in Colombia, l'apertura della prima - prima in assoluto a livello nazionale - scuola materna/giardino d’infanzia, istituita accanto alla casa di Medellín "Maria Auxiliadora". La sua figura attira l’interesse di storici della pedagogia.

Martina Petrini, Uruguay/Colombia (1874-1965)
spagnolo         

A cura di Martha Franco

Tra le prime FMA uruguaiane, fu educatrice di vero spirito salesiano, maestra e apprezzata formatrice di insegnanti, promotrice di formazione magistrale, per far fronte alla cultura laicista del paese con la formazione di maestre cristiane e di ragazze provenienti da condizioni disagiate. Lasciò traccia soprattutto a Las Piedras e a Montevideo. Dal 1942, e fino alla morte, visse e lavorò nel lazzaretto di Contratación (Colombia). Aveva quasi settant’anni quando vi arrivò e la vita si capovolgeva: iniziava un periodo assolutamente nuovo della vita nel lebbrosario. Suoi prediletti furono i più poveri tra i poveri, e non solo tali per il fisico sofferente ... I fanciulli impararono presto a conoscere il suo cuore ricco di benevolenza, e così pure le ragazze che frequentavano l'oratorio festivo.

Catalina Hauret, Argentina (1878-1964)
spagnolo        

A cura di María Elena Fernandez

Donna dalla tempra forte, pioniera dell’educazione cattolica argentina, organizzatrice di scuole e saggia guida nella formazione delle maestre. Per le sue spiccate abilità didattiche e pedagogiche collabora anche nell'ambito della formazione dei catechisti nella diocesi di La Plata. Per molti anni, dal 1938 è membro del Consiglio superiore dell'educazione cattolica a livello nazionale e nel 1954 è nominata vicepresidente dell’Instituto del Profesorado diretto dallo stesso Consiglio Superiore. Tutte riconoscono in lei l’educatrice esemplare che fa della cattedra un autentico quotidiano apostolato. Quello che insegna è luce per la mente e soprattutto convinzione e mediazione di valori che calano nella vita delle giovani maestre che si stanno preparando alla loro futura missione. Con visione profetica favorisce in tutti i modi la formazione delle insegnanti e non si dà pace finché le suore non abbiano i titoli richiesti dallo Stato. Non si possono calcolare le scuole dell’Istituto e di altri Istituti religiosi da lei istituiti, orientati e sostenuti dal punto di vista educativo e didattico. Qualcuno dice: «Se suor Catalina fosse un uomo sarebbe già Ministro della Pubblica Istruzione!».

Agostina Rossi, El Salvador/Honduras (1881-1973)
spagnolo

A cura di Patricia Aguilar

Di origine italiana, a 32 anni giunge missionaria in Centro America. Come insegnante di educazione fisica, si distingue a livello nazionale meritando riconoscimenti che danno prestigio a tutta l’azione educativa delle Figlie di Maria Ausiliatrice in El Salvador e in Honduras, per l’introduzione del basket femminile. Oltre all'insegnamento della ginnastica ritmica, dava lezioni di pedagogia e didattica ed era pure consigliera scolastica.

Anna Maria Coppa, Argentina/Ecuador (1891-1973)
spagnolo

A cura di Sandra Armijos

Italiana, missionaria in Argentina e in Ecuador. In un tempo in cui la legislazione cominciava a richiedere una professionalizzazione per l'esercizio dell'insegnamento, manifestava grande sollecitudine per la formazione pedagogica delle suore, facendole partecipare a corsi e addirittura inviandole all'università statale. Inoltre, la Scuola Normale era lo spazio richiesto dalla Federazione degli Istituti Cattolici per la qualificazione di un gran numero di religiose di diverse congregazioni. Nel 1940, il Card. Carlo Maria Della Torre, valorizzò la sua collaborazione intelligente e lungimirante per l'apertura della prima Scuola Normale cattolica femminile della nazione. Al di là dei riconoscimenti, la missione educativa da lei sviluppata ha un valore incalcolabile perché, attraverso la Scuola Normale, ha innalzato il livello culturale delle religiose e le ha rese idonee a svolgere un'opera educativa di grande importanza nel paese. Attraverso la formazione degli insegnanti cattolici, ha contribuito alla diffusione del sistema educativo di Don Bosco e ha costituito una nuova generazione di educatori salesiani capaci di rispondere, al di sopra delle ideologie politiche, alle sfide della Chiesa, dello Stato ecuadoriano. Nel 1957 gli è stata conferita la Decorazione dell'Ordine Nazionale "al merito" nel grado di Grande Ufficiale, e nel 1965, la Decorazione al "Merito Educativo".

María Luisa Menchaca Galván, Messico (1892-1982)
spagnolo

A cura di Anabel Vera Baños

Messicana, per 69 anni “maestra di maestre”. A Morelia vivrà per 40 anni come insegnante di scuola elementare, assistente stagista, direttrice elementare e prescolare, consigliera scolastica e comunitaria, responsabile della disciplina. Nel 1924, a causa della persecuzione religiosa, l'edificio scolastico fu trasformato in fortezza. Insieme a 25 suore e a 60 giovani interne, sopporta per tre giorni e tre notti, nascoste sotto una scala, il fuoco armato, la fame, la sete e il sogno. Finalmente, riesce con le ragazze a lasciare l'edificio e, sostenuta dalle exallieve, insieme alle altre FMA decide di continuare a insegnare in modo anonimo e senza l'abito religioso in altri luoghi. Nel 1965 riceva la medaglia d'oro dal governo centrale per essere stata "la migliore educatrice e insegnante all'interno del sistema federale, statale e locale" e ottiene il riconoscimento sociale della Scuola, raggiungendo sempre il primo posto nei concorsi accademici. Altre istituzioni vicine si ispirarono al suo stile di lavoro e di gestione della disciplina.

María Romero Meneses, Nicaragua/Costa Rica (1902-1977)
spagnolo

A cura di Marianela Fernandez

Nata in Nicaragua da una distinta famiglia, amica e solidale con i poveri, è la prima donna del Centro America che viene proclamata Beata. Non solo sceglie i poveri e si consacra a loro, ma riesce a convincere i più ricchi ad essere solidali con chi non ha nulla. A San José di Costa Rica, che diviene la sua seconda patria, individua il campo della sua missione specie tra i più poveri, i ragazzi e ragazze della strada, le famiglie bisognose. Suscita le misioneritas, ragazzine del Collegio che vanno a due a due, come i discepoli, nei sobborghi ad aiutare e a fare catechismo. Nascono così decine e decine di oratori festivi dove arrivano migliaia di ragazzini per pregare, giocare, ricevere abiti e cibo. La Casa de la Virgen è ben presto approdo per i poveri con dispensario medico, scuola di orientamento sociale e casette per le ragazze povere ed abbandonate. Grazie a benefattori e benefattrici, nasce ASAYNE, Asociación Ayuda Necesitados, Cittadelle di Maria Ausiliatrice nelle periferie della città, dov'è più urgente dare case ai senza tetto. Oggi tutte queste opere sussistono e sono gestite da schiere di laici che, insieme con alcune FMA, hanno accolto il suo testimone profetico. Continuano così ad organizzare la speranza, in gesti di solidarietà vero i più poveri.

María Betancur Betancur, Colombia (1927-2018)
spagnolo

A cura di Monica Tausa

Negli Anni Ottanta, il numero dei bambini e delle bambine “della strada” e “nella strada” a Medellín, città industriale in espansione della Colombia, assume dimensioni impressionanti. Di fronte a questo fenomeno, sostiene e decide la fondazione della casa “Mamma Margherita”: un progetto di educazione cristiana per le bambine senza famiglia, in situazione di disagio o di abbandono. La sua convinzione era che, come aveva promesso don Bosco, “a chi lavora per i poveri, la Provvidenza non mancherà”. Insieme con suor Fabiola Ochoa e la comunità educativa, composta da laici e laiche e da religiose, crea un’esperienza originale che trasforma una istituzione in una casa e una scuola, uno spazio formativo capaci di adattarsi alla realtà e ai bisogni di ciascuna bambina o giovane. Lei stessa insegna alle Figlie di Maria Ausiliatrice e alle educatrici laiche come interagire con le adolescenti e bambine a rischio affinché la casa divenga una vera famiglia secondo il Sistema preventivo. L’opera negli anni è stata riconosciuta da enti locali, nazionali e internazionali: tra gli altri, la Presidenza della Repubblica colombiana.

Olga de Sá, Brasile (1928-2020)
portoghese

A cura di Olga Arantes

Per 60 anni fu docente della Scuola secondaria e del Centro Universitario “Teresa d'Àvila” di Lorena (Brasile). Nel 2002 venne nominata membro del Consiglio per l’Educazione dello Stato di São Paulo. Donna intelligente, creativa, dagli ampi orizzonti, si è distinta per il suo alto livello culturale, per la dedizione alla missione educativa, in particolare per la formazione universitaria dei giovani. Per lei il campo della cultura era lo spazio teologico dell’incontro con Dio e dell’esercizio della sua missione di religiosa salesiana.

Rosa Ballón Vera, Perù (1928-2016)
spagnolo

A cura di Jenny Cruzat

In Perù, nel 1975 apre il primo “Centro Educativo no Estatal de Capacitación (CENECAPE) María Auxiliadora” a Lima Breña, che in seguito costituirà il “Centro Educativo Ocupacional”, dedicandosi con professionalità alla promozione della donna lavoratrice. Per 15 anni fu segretaria della Caritas di Lima, formando una équipe di persone impegnate: religiosi, laici e giovani studenti universitarie specializzate nel Servizio Sociale. Nel 1992 fonda la casa “Hogar del Niño” a Lima Chorrillos per accogliere i bambini a rischio di quella zona. I frutti di quel lavoro sono in coloro che oggi sono professionisti, commercianti, lavoratori. Ha realizzato in concreto l’ideale di don Bosco: “educare buoni cristiani e onesti cittadini”.

Marta Eugenia Soto Leitón, Honduras (1944-2021)
spagnolo

A cura di Patricia Aguilar

Aveva un temperamento forte, determinato e risoluto, vivace ed intuitivo. Comprensione e sensibilità per i più indifesi, erano le caratteristiche che permeavano il suo ambiente di lavoro sia come insegnante e catechista prima e poi come pioniera dell'educazione a distanza e radiofonica in Honduras, lasciando un segno indelebile nella storia dell'educazione di quel Paese. Nel 1973, incontra il Gesuita padre Franz Tattenbach, fondatore dell'Istituto di Educazione Radiofonica (ICER) in Costa Rica e comincia a collaborare con lui nel tempo libero: inizia così la sua missione con i più poveri dei poveri. Nel 1980, mentre si trova in Guatemala, promuove il programma "Maestro en Casa" per due anni nell'oratorio della stessa scuola. Fu questa l'iniziativa che motivò la fondazione dell'Instituto Guatemalteco de Educación Radiofónica (IGER). Nel 1990, arrivata in Honduras, fonda l'Instituto Hondureño de Educación por Radio (IHER), installando tutto il materiale nella palestra dell'Istituto Salesiano "Maria Auxiliadora" di Tegucigalpa, che ne divenne la prima sede. Ne sarà la Responsabile per 32 anni. Per la sua speciale missione, ha ricevuto numerosi riconoscimenti da parte degli studenti e delle autorità dei Paesi dove arrivava il programma educativo. Nel 2014, il Presidente dell’Honduras, Porfirio Lobo, e il Ministro dell'Istruzione, Marlon Escoto, le consegnarono un prestigioso riconoscimento per il suo valido contributo all’istruzione hondureña. Nel 2017, il Consiglio Nazionale Anticorruzione (CNA) le assegnò il premio per l'onestà e la trasparenza. Ricevette pure il Riconoscimento internazionale in tutti i Paesi che utilizzano il sistema ECCA (Sistema Modulare al servizio dell'istruzione degli adulti).

Asia

Carmela Solari, Giappone  (1891-1985)
italiano

A cura di Marisa Gambato

Italiana, nel 1930, giunge a Miyazaki, Giappone. È considerata “Madre e Maestra”, per la sua attività di fondatrice di Opere sociali per i bambini/e in situazione di disagio. La sua attenzione ai piccoli si esprimeva nell’accoglierli senza porre la condizione del battesimo. Nelle opere sociali come nella scuola, infatti, i destinatari non erano cristiani, ma lei non faceva differenza. Convinta che ogni bambino/a è figlio di Dio, trattava ognuno con il massimo rispetto e amorevolezza. Nel 1957 è a capo della spedizione per iniziare l’opera in Corea del Sud. Ritornata in Giappone, nel 1970 riceve il riconoscimento di Cavaliere della Repubblica dall’Italia per la sua Opera a favore dei giovani di quel Paese.

Terezija Medvešek, India (1906-2001)
inglese

A cura di Lily Perumpettikunnel

Generosa e intraprendente missionaria di origine slovena, che amava i poveri e i bisognosi. Sebbene non avesse conseguito alcuna laurea, sapeva trattare efficacemente con genitori e insegnanti. Il suo campo apostolico fu la strada. Visitò e raggiuse moltissimi villaggi, affrontando grandi sacrifici di vario genere che la costringevano a percorrere lunghe distanze a piedi o a cavallo, soffrendo la fame e la sete, senza conforto di alcun tipo. Le Jaintia Hills erano una roccaforte dei protestanti, ostili alle suore. Nonostante i loro atteggiamenti contrari, con tenacia e coraggio, ascoltando e dialogando accompagna a ricevere la Buona Notizia del Vangelo e prepara al Battesimo molti adulti, oltre ai bambini e ai giovani. Ebbe anche occasione di istruire le donne, quando sostava nei villaggi: sapeva infatti guadagnarsi la fiducia dei capifamiglia, che aprivano le porte delle case alle suore.

Rose Moore, Thailandia (1911-1996)
italiano

A cura di Anna Grassi

Irlandese, nel 1932 parte il Siam (ora Thailandia), destinazione Bang Nok Khwaek, provincia Ratchaburi, dove le FMA avevano costituito la prima comunità. Dopo i primi tre anni di apprendimento della lingua, si dedica all’assistenza di bambine e giovani nella piccola scuola. Ma nel 1947 la sua missione cambia con l’assunzione della nuova imprevista opera di resilienza educativa dei bambini e giovani non vedenti a Bangkok. Suor Rose ha saputo aggiornare la preparazione secondo le esigenze politiche nei vari periodi: il secondo conflitto mondiale, i numerosi colpi di stato susseguitisi periodicamente nel Paese e l’impostazione della vita civile più conforme all’esperienza internazionale; l’esperienza del carcere a cui è stata sottoposta, lo sforzo di far accettare la nuova opera dall’Istituto, mentre era fortemente voluta dai responsabili della chiesa locale; la fatica di formare gli insegnanti laici non tutti consenzienti alla presenza delle religiose.

Helen Fernandes, India (1917-2012)
inglese

A cura di Philomena De Souza

Indiana, è all’inizio della storia che porta educazione di qualità alle giovani donne dell'arido distretto di North Arcot nel Tamilnadu. Ci è voluta la sua passione visionaria per avviare quello che oggi è l'Auxilium College Katpadi: un'istituzione autonoma affiliata all'Università Thiruvalluvar di Vellore che con 17 corsi di laurea e 12 post-laurea, 8 corsi di ricerca al livello dottorale, guidati da 185 docenti che insegnano a più di 3800 studenti, è un'istituzione gigantesca che si estende su un campus molto vasto. Laureata in economia, non solo con i fondi, ma con le sue ampie vedute riesce a costruire un College Universitario per donne in un'area così arretrata. Abbatte così il muro di discriminazione contro l’alfabetizzazione femminile di quei tempi che, secondo il censimento ufficiale del governo del 1951, nel distretto di North Arcot contava 37 scuole superiori per ragazzi e solo 5 scuole superiori per ragazze.

Mirta Mondin, Corea del Sud (1922-1977)
inglese

A cura di Hiang-Chu Ausilia Chang

Italiana, non era fatta per i confini ristretti. A Kwangju nella Corea del Sud suor Mirta trascorse pressoché tutta la sua vita missionaria. Vi giunse nel 1958. Non è facile descrivere le difficoltà incontrate dalle prime missionarie: la lingua, i costumi, gli inizi della scuola ... La strada era tutta in salita. Il cattolicesimo era appena agli inizi e le suore straniere sembravano venire dall'altro mondo. Suor Mirta e le missionarie si misero al lavoro per dar origine e far sviluppare a prima scuola superiore cattolica femminile della città. In pochi anni, gli alunni e le alunne crebbero e divennero migliaia. Gli insegnanti, non tutti cattolici, formavano una comunità impegnata. Il perno era suor Mirta, che non si stancava di animare, correggere, accogliere, vigilare, impostare l'attività didattica, organizzare l'amministrazione, curare la formazione pedagogica salesiana. Per vent'anni diede un incredibile impulso alla scuola che si ingrandì, ricca di iniziative, articolata nell'offerta formativa: gli alunni e le alunne si trattenevano a lungo e le giornate dovevano essere organizzate tra lezioni teoriche ed esercitazioni pratiche. In una cultura rigida e fortemente segnata dal regime militare, suor Mirta predicò il Vangelo della dolcezza e della bontà di Dio.

Nancy Pereira, India (1923-2010)
inglese

A cura di Sanghita Rani

In India, promuove i poveri, in particolare il ruolo della donna in vista dello sviluppo umano ed economico, rifacendosi all’approccio della Banca dei poveri, di Yunus. In segno di apprezzamento per il suo lavoro, le sono stati conferiti diversi titoli come: imprenditrice instancabile, eroina degli intoccabili dell'India, Sorella della Banca dei poveri o Sorella banchiera, artefice dello sviluppo delle donne.

Europa

Anna Juzek, Polonia (1879-1957)
italiano

A cura di Bernadeta Lewek

Forte di una buona educazione e formazione culturale, la vita di suor Anna è legata alle vicende vissute dalla Polonia dalla fine dell'Ottocento fino a tutta la prima metà del Novecento. Nel 1914 è costretta a rifugiarsi in Italia, a causa dello scoppio della Prima guerra mondale e, dopo un breve passaggio a Castelgrande (Basilicata, Italia) e a Mahwah (New Jersey, Stati Uniti), nel 1922 è chiamata a far parte del primo gruppo di FMA, che dovevano avviare la missione educativa salesiana in Polonia. Iniziatrice di una scuola professionale con un laboratorio di cucito, di maglieria e ricamo, l’opera si afferma perché offre alle giovani donne la possibilità di apprendere un mestiere. Lungo gli anni, la sua generosa dedizione, sostenuta da una fede intrepida, le permise di portare a termine in modo soddisfacente estenuanti trattative con le autorità civili, che spesso negavano i dovuti riconoscimenti alle educatrici o tentavano di diminuire le retribuzioni.

Virginia Ferraro, Spagna (1894-1963)
spagnolo

A cura di María Dolores Ruíz Perez

Una donna intelligente, colta e piacevole, di grande empatia e bontà, allegra e bella. Con una grande sensibilità sociale e impegnata nella promozione delle donne. Nel 1919 collaborò alla fondazione del Sindicato de la Aguja, il Sindacato delle sarte, a Torrent, anche se non voleva che il suo nome apparisse come tale. Il suo lavoro è stato molto apprezzato dai giovani lavoratori che ha aiutato molto nella loro formazione. Il suo modo di esercitare la leadership è molto illuminante, retta da tre convinzioni: 1) unione di gentilezza con intelligenza e tenacia: è definita una persona capace di trovare la soluzione migliore ai problemi; 2) resilienza e difesa dei diritti: rimaneva ferma e allo stesso tempo gentile, dava spazio alla libertà e sapeva attendere pazientemente il momento giusto per intervenire; 3) tutto con gioia e buonumore: in lei il carisma salesiano si è fatto tutto a tutti.

Iside Malgrati, Italia (1904-1992)
italiano

A cura di Loredana Corazza

In Italia, ha saputo innestare i capisaldi della pedagogia salesiana nel contesto lombardo, negli anni del suo pieno sviluppo economico con l'obiettivo di formare "buoni cristiani e onesti cittadini". È particolarmente attenta alla formazione professionale delle fasce sociali meno fortunate, al valore della stampa e della cultura come vie per l'evangelizzazione. Ha saputo rendersi interprete delle istanze di innovazione culturale che riguardavano il ruolo della donna nella società industriale, con istituzioni d’avanguardia. La Superiora generale, Madre Angela Vespa, le affida il compito di progettare e realizzare la rivista Primavera, per la formazione delle adolescenti, in una fase in cui la donna entrava a pieno titolo nella storia italiana con il dovere di partecipare alla vita pubblica, sociale e politica. Su questa scia elabora il progetto Da mihi aminas, un opuscolo per guidare e qualificare l’attività educativa e religiosa negli oratori.

Anita Della Ricca, Italia (1911-1994)
italiano

A cura di Lauretta Valente

Italiana, è una donna capace di cogliere i segni dei tempi e l’evoluzione delle possibilità professionali per il mondo giovanile, di relazionarsi a diversi livelli, con giovani e imprenditori, autorità e superiore, di perseverare con tenacia nella realizzazione dei progetti, fino al riconoscimento civilistico del Centro Italiano Opere Femminili Salesiane (CIOFS).

Teresa Font, Spagna  (1912-1978)
spagnolo

A cura di Begoña Labairu

È nel numero degli spagnoli che nel 1936 vissero la guerra civile. Il suo carattere si forgiò nella sofferenza per il succedersi di morti premature e di infermità dolorose, e per l’esperienza di assistenza infermieristica negli ospedali da campo. A Pamplona, nella periferia Chantrea, un quartiere popolare in espansione, si faceva tutta a tutti. Si spendeva con naturalezza e insieme con il cuore vigile di una mamma, senza concedersi il minimo riposo. I malati affluivano numerosi, le visite si facevano incalzanti e senza sosta perché gli ambulatori pubblici erano solo in città. In ventisei anni donò sollievo e conforto a più di 43.000 infermi. Convinta dell'importanza della stampa cattolica e dell'urgenza di offrire letture adeguate all'età giovanile, propagò grandemente la rivista En Marcha, la Primavera italiana. Non si possono contare i passi compiuti, le rampe di scale salite per sensibilizzare le famiglie e ottenere nuovi abbonamenti. La considerava una missione che meritava sforzi e tenacia costanti al fine di ottenere una diffusione quasi a tappeto.

Angela Cardani, Italia  (1925-2019)
italiano

A cura di Angela Bertero

Negli Anni Novanta, il Comune di Torino invita le Figlie di Maria Ausiliatrice a “spostarsi” dal centro della città. Suor Angela porta il suo contributo educativo nel quartiere periferico delle Vallette, offrendo spazi di protagonismo alle giovani e alle donne per oltre vent’anni. Fonda il VIDES Maìn, un’istituzione di volontariato e di impegno riconosciuta dall’Ente pubblico, che gli attribuisce la competenza per realizzare molti progetti di sostegno educativo, scolastico e non scolastico, di integrazione sociale per ragazzi, giovani e famiglie, di animazione del tempo libero.

Mária Černá, Slovacchia  (1928-2011)
italiano

A cura di Kamila Novosedlíková

Slovacca, sotto il regime comunista nell’allora Ceco-Slovacchia vive, dal 1950 al 1968, esperienze di lavoro forzato in 12 campi di concentramento per religiose. Dal 1970 può dedicarsi all’educazione insegnando religione a Trnava, ma dopo un anno deve ritirarsi per gli ostacoli posti dal regime comunista. Dal 1974 è riferimento per il sostegno e la formazione clandestina delle novizie, contribuendo così alla rinascita dell’Istituto delle FMA nel paese.

Gertrud Haller, Austria  (1934-2001)
tedesco

A cura di Gisela Porges

Austriaca, lavorò come educatrice per quasi 30 anni, distinguendosi nello spirito salesiano, soprattutto in periodi di forti cambiamenti culturali che misero in discussione la tradizionale immagine femminile e di conseguenza le certezze delle educatrici. Il realismo di fronte ai tempi e la sincera attenzione alle persone in vista della vita adulta, furono decisivi per la sua capacità di adattarsi al presente. La sua fiducia nelle giovani era forte: con abilità e prudenza, ha affrontato le tematiche e le problematiche degli Anni Sessanta e Settanta e le ha incoraggiate a discutere e a riflettere. Ha mostrato alle giovani che tutto ciò che è nuovo deve essere riconsiderato e le cose devono essere sempre messe in discussione. In modo discreto, gentile e amorevole era presente 24 ore su 24 tra loro, sempre pronta ad ascoltarle. Le ragazze si fidavano di lei e lei prendeva sul serio le loro preoccupazioni. Ognuna si è sentita a proprio agio e valorizzata, perché le è stato permesso di essere ciò che era.